Cosa significa essere valdesi, oggi. Risponde Daniele Garrone

In occasione degli 850 anni dalla nascita del movimento valdese, abbiamo chiesto a donne e uomini valdesi di spiegarci il senso della loro fede e appartenenza.

La scritta Lux lucet in tenebris (‘La luce risplende nelle tenebre’), fra i simboli della Chiesa valdese. Foto del Patrimonio culturale metodista e valdese

Roma (NEV), 25 luglio 2024 – Che cosa vuol dire essere valdese, oggi? In occasione degli 850 anni dalla nascita del movimento valdese, insieme a Radio Beckwith (RBE) e a Riforma, abbiamo interrogato diversi esponenti di questa comunità, chiedendo loro di spiegare in modo semplice, sintetico, a parole loro, questa appartenenza. Giovani e meno giovani, provenienti da ogni regione d’Italia, pastore e teologhe, o anche “semplici” cittadini. Ecco le loro risposte.

Protagonista di questa “puntata” è Daniele Garrone.


Posso descrivere che cosa significa per me essere valdese con l’immagine di tre cerchi concentrici. Essere valdese è, per me, innanzitutto essere cristiano in comunione con tutti gli altri cristiani. Significa poi essere protestante, cioè vivere il cristianesimo nella particolare declinazione che ne ha dato la riforma del XVI secolo, nel messaggio come nell’organizzazione assembleare della chiesa. Essere valdese significa per me essere cristiano, protestante, in Italia, ma anche erede della storia di una minoranza a lungo osteggiata, discriminata e anche perseguitata; e questo si traduce per me e per noi, oggi, in una passione, anzi in una vocazione per la libertà di tutti.


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